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Prima Guerra Mondiale

La Grande Guerra
1915 – 1918


Il 28 giugno 1914 l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando scatenò la Prima Guerra Mondiale. L’Italia, inizialmente neutrale, entrò nel conflitto nel 1915 per rivendicare le “terre irredente”.
Il fronte italiano, lungo 600 km, vide battaglie logoranti come quelle sull’Isonzo, sull’Ortigara e nelle Alpi, caratterizzate da condizioni estreme. Dopo la disfatta di Caporetto nel 1917, l’Esercito fu riorganizzato sotto il generale Diaz, fermando l’avanzata austro-ungarica sulla linea Grappa-Piave. La guerra fu segnata da sacrifici immensi e innovazioni belliche letali.


Scoppia il conflitto

Il 28 giugno 1914 a Sarajevo il nazionalista serbo Gavrilo Princip uccideva a colpi di pistola l’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando: fu la scintilla che fece scoppiare la Grande Guerra. Le tensioni tra gli Stati europei erano in realtà latenti da anni e l'Europa era una polveriera pronta ad esplodere. L'Italia, in particolare, rivendicava le  “terre irredente” (Trentino, Venezia Giulia, Istria e Dalmazia), che ancora appartenevano all'Impero Austro-Ungarico.

Il 28 luglio l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, le reazioni a catena degli altri Stati europei si susseguirono rapidamente ed in agosto gran parte del vecchio continente era in fiamme. L’Italia, legata all’Austria ed al la Germania dalla “Triplice Alleanza”, rimase neutrale per quasi un anno, fino a che, nell'aprile 1915, il Governo, stipulò con Gran Bretagna, Francia e Russia il “Patto di Londra”, impegnandosi ad entrare in guerra contro l’Austria-Ungheria entro un mese. Fu così che la notte tra il 23 ed il 24 maggio il Regio Esercito varcò il confine: l’Italia era in guerra.

Il fronte si snodava per oltre 600 km, attraversando da est ad ovest le montagne della Lombardia, l'Alto Garda, le Prealpi vicentine, la Valsugana, le Dolomiti, la Carnia, l'Isonzo e l'Alto Adriatico.

Il comandante supremo era Luigi Cadorna, un generale dai metodi ferrei, la cui strategia, difensiva sul fronte di montagna, era spiccatamente offensiva nel settore orientale, allo scopo di oltrepassare l'Isonzo e puntare rapidamente su Trieste e Lubiana. In realtà la comparsa della mitragliatrice sul campo di battaglia, inchiodò per mesi e mesi entrambi i contendenti nel fango delle trincee e ogni tentativo di guadagnare terreno si trasformava inesorabilmente in una carneficina.

I fronti di guerra

Sul fronte dell'Isonzo si ebbero ben undici battaglie, di cui solo un paio con risultati di rilievo: la conquista di Gorizia nell'agosto 1916 e la presa della Bainsizza nel settembre 1917.

Il fronte veneto-tridentino era considerato secondario, ma un suo eventuale cedimento avrebbe comportato l'invasione della pianura e l'aggiramento delle armate della Venezia Giulia. La tenuta delle montagne dell’Alto Vicentino, ed in particolare dell’Altopiano di Asiago, era dunque di notevole importanza: a maggior ragione lo era per i nostri alpini del Battaglione “Bassano”, che consideravano l’Altopiano come la “porta di casa”, da tenere ben sbarrata.

Nel maggio 1915, al momento dell’entrata in guerra, il  “Bassano” si trovava già in zona d’operazioni, alla testata della Val d’Assa. Nei primi mesi del conflitto combattè sul Vezzena, a Porta Manazzo e sul Monte Calmo e tentò a più riprese di espugnare i forti austriaci; poi nel novembre 1915 fu trasferito sull’Alto Isonzo. Anche il Battaglione “Val Brenta” nel maggio 1915 era già dislocato sull’Altopiano e fu poi trasferito in Trentino, dove nel 1916 partecipò al combattimento del Monte Cauriol.

Tra il maggio ed il giugno 1916 gli austriaci lanciarono una micidiale offensiva contro l’Altopiano di Asiago (Battaglia degli Altipiani o Strafexpedition): il nemico travolse ogni nostra difesa e puntò minaccioso verso la pianura. L’avanzata degli attaccanti fu miracolosamente arrestata alla fine di giugno. Per arginare l’offensiva austriaca, furono nuovamente trasferiti sull’Altopiano i Battaglioni Alpini “Bassano” e “Sette Comuni”, che si trovavano sull’Alto Isonzo.

La guerra in Veneto

Per recuperare il terreno perduto, l'anno successivo i comandi italiani progettarono una vasta offensiva, ricordata per l'enome sacrificio degli alpini sull'Ortigara. I combattimenti per prendere questa vetta, divenuta famosa come “calvario degli alpini”, iniziarono il 10 giugno 1917 e videro le Penne Nere del “Bassano” e del “Sette Comuni” partire con la prima ondata d'attacco. Dopo giorni di ripetuti tentativi e migliaia di uomini lasciati sul campo, il 25 giugno gli italiani furono costretti a ripiegare.

Alcuni tratti del fronte alpino erano costituiti da rilievi che spesso raggiungevano e superavano i 3.000 metri. In questi settori (Ortles–Cevedale, Adamello–Presanella, Dolomiti) il conflitto assunse i caratteri della “guerra bianca” in cui, più che il nemico, erano le asperità  della montagna e le condizioni climatiche estreme a mettere a dura prova la resistenza dei soldati. Tra ghiacciai, crode e canaloni, le azioni militari si tramutarono in vere e proprie imprese alpinistiche. I protagonisti di questa “guerra d’aquile” furono ovviamente i nostri alpini ed i loro omologhi austriaci, i Kaiserschützen ed i Gebirgsjäger.

All’alba del 25 ottobre 1917, dopo una notte di violentissimi bombardamenti, le truppe austro-ungariche e tedesche attaccarono sul fronte dell’Alto Isonzo, riuscendo a sfondare le nostre linee nei pressi di Caporetto ed a dilagare verso l’interno. Le truppe italiane, abbandonata frettolosamente la riva destra dell’Isonzo, ripiegarono verso la pianura friulana. Il panico e la confusione ebbero ben presto il sopravvento, le strade furono invase da migliaia di soldati che tentavano di portarsi in salvo oltre il Tagliamento e più di qualcuno gettò le armi, convinto che la guerra fosse finita.

Alla crisi militare e politica, seguì la riorganizzazione dell'Esercito, che fu affidato al generale Armando Diaz e che si schierò sulla nuova linea Grappa – Piave. Gli austro-ungarici, sfruttando il momento di crisi, scatenarono già nel novembre 1917 violentissimi attacchi sul versante nord del Monte Grappa: i combattimenti infuriarono sul Col Caprile, sul Col della Beretta, sul Monte Pertica, sul Fontanasecca, sul Solarolo, sul Tomba e sul Monfenera, ed in dicembre il nemico riuscì a conquistare il Valderoa e l’Asolone, venendo fermato dalle nostre truppe prima che potesse puntare su Bassano.

Foto Guerra



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