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Territorio

Bassano dalle Origini all'unità d'Italia


Bassano del Grappa, con origini romane e una posizione strategica nella valle del Brenta, si sviluppò attraverso dominazioni longobarde, franche e veneziane. L'annessione alla Repubblica di Venezia (1404) segnò un periodo di prosperità, grazie al commercio,
alla produzione di ceramiche e alla tipografia Remondini.
Dopo il dominio napoleonico e austriaco, la città fu annessa al Regno d’Italia nel 1866, consolidando il suo ruolo storico e culturale.

a cura di
Alfeo Guadagnin


Le origini di Bassano d. Grappa

Le origini di Bassano del Grappa risalgono all'epoca romana, anche se la presenza umana nel territorio era attestata già in tempi preistorici. La zona in cui sorge, situata nella valle del Brenta, fu colonizzata dai Romani attorno al I secolo a.C., periodo in cui sorsero piccoli insediamenti agricoli. La città si trovava lungo importanti vie di comunicazione, che collegavano la pianura veneta con le aree montuose delle Alpi, rendendola strategica per i commerci. Il nome "Bassano" potrebbe derivare dal latino Bassianus, probabilmente un nome di persona o di famiglia che possedeva terreni nella zona durante il periodo romano. Tuttavia, nel corso della tarda antichità, non si hanno molte informazioni dettagliate sulla città, che come molte altre aree subì le conseguenze delle invasioni barbariche.
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Bassano, come il resto del Veneto, fu soggetta a invasioni e alla successiva dominazione dei Longobardi e dei Franchi. Durante questo periodo, la città rimase un centro agricolo piuttosto modesto, ma la sua posizione lungo il fiume Brenta la rese sempre più importante.
Nel VII secolo, Bassano divenne parte del Ducato longobardo di Vicenza. Con l'arrivo dei Franchi nel IX secolo, sotto Carlo Magno, la città fu integrata nel Sacro Romano Impero. In questo periodo, si rafforzò il potere della Chiesa locale, che iniziò a costruire edifici religiosi, e si consolidarono anche i primi sistemi feudali. Nel corso del XI e XII secolo, Bassano iniziò a emergere come centro di rilievo grazie al fiorire del commercio e dell'artigianato, facilitato dalla sua posizione accanto al fiume Brenta. Durante questo periodo, la città era sotto il controllo della famiglia degli Ezzelini, una potente casata di signori feudali. Il più noto tra loro fu Ezzelino III da Romano, che dominò gran parte del Veneto e della Lombardia nella prima metà del XIII secolo. Ezzelino, noto per la sua crudeltà, governò con il pugno di ferro, ma il suo potere crollò dopo la sua morte nel 1259. Dopo la caduta degli Ezzelini, Bassano passò sotto diverse signorie locali, inclusa quella degli Scaligeri di Verona e successivamente quella dei Visconti di Milano, ma queste fasi furono caratterizzate da una certa instabilità politica.

Annessione a Venezia

L'evento decisivo per la storia di Bassano fu l'annessione alla Repubblica di Venezia nel 1404. A differenza di altri periodi caratterizzati da conflitti e cambi di potere, il dominio veneziano segnò per Bassano un lungo periodo di pace, prosperità economica e stabilità politica. Bassano, sotto il controllo veneziano, divenne un centro agricolo e artigianale di rilievo. La città beneficiò della protezione veneziana e della stabilità dei traffici commerciali lungo il Brenta, che facilitavano lo scambio di merci con Venezia e le città dell'entroterra. Durante questo periodo, fiorirono varie attività economiche, tra cui la produzione di ceramica, che divenne una delle industrie principali della città. Dopo essere stata annessa alla Repubblica di Venezia nel 1404, Bassano visse un lungo periodo di prosperità economica e culturale. La città divenne un importante centro agricolo, commerciale e artigianale. Durante i secoli del dominio veneziano, Bassano si arricchì di infrastrutture e monumenti, molti dei quali sono ancora visibili oggi. La posizione lungo il fiume Brenta facilitava i commerci con Venezia, soprattutto attraverso l’esportazione di prodotti agricoli e manifatturieri, come la ceramica e i tessuti.
Un aspetto chiave della prosperità bassanese in questo periodo fu la nascita e la crescita della tipografia Remondini. Fondata nel XVII secolo dalla famiglia Remondini, la stamperia divenne famosa in tutta Europa, grazie alla produzione di libri, incisioni e stampe decorative. Il successo di questa attività fece di Bassano un centro culturale di rilievo, portando alla sua associazione con l'editoria e le arti grafiche.
Tuttavia, il potere della Repubblica di Venezia cominciò a declinare nel XVIII secolo, e nel 1797, con l’arrivo delle truppe francesi di Napoleone Bonaparte, il lungo dominio veneziano terminò bruscamente.
Con il Trattato di Campoformio nel 1797, Napoleone pose fine alla millenaria Repubblica di Venezia e cedette i suoi territori, inclusa Bassano, all'Impero d'Austria. Tuttavia, la dominazione austriaca fu di breve durata, poiché nel 1805, con la creazione del Regno d'Italia napoleonico, Bassano tornò sotto il controllo francese. Durante questo periodo, la città subì significative trasformazioni politiche e amministrative. La dominazione napoleonica portò una serie di riforme ispirate ai principi della Rivoluzione francese, come la riorganizzazione territoriale, l'abolizione dei privilegi feudali, e l’introduzione del Codice Napoleonico. Nonostante questi cambiamenti, la popolazione di Bassano soffrì per le continue guerre, il saccheggio di risorse e la presenza delle truppe francesi.

Sconfitta di Napoleone

Con la sconfitta di Napoleone e il Congresso di Vienna del 1815, Bassano fu assegnata di nuovo all’Impero austriaco e divenne parte del Regno Lombardo-Veneto. Questo periodo segnò un ritorno alla stabilità politica, ma anche una certa repressione, poiché l’Austria governava la regione con mano ferma, imponendo un rigido controllo su ogni forma di dissenso politico.
Nonostante ciò, nel XIX secolo, Bassano vide una ripresa economica grazie allo sviluppo agricolo e alle attività artigianali e industriali. L’agricoltura rimase al centro dell’economia, ma anche la produzione di ceramiche e la tipografia continuarono a essere pilastri dell’attività economica locale. In questo contesto, la città cominciò a partecipare ai primi fermenti patriottici italiani.
Bassano, come molte altre città del Veneto, fu coinvolta nei moti rivoluzionari del 1848, quando i cittadini si sollevarono contro il dominio austriaco nel tentativo di ottenere l'indipendenza e l'unione con il Regno di Sardegna. Sebbene le rivolte del 1848 fossero represse dagli Austriaci, il desiderio di unificare l’Italia crebbe costantemente.
La svolta definitiva per Bassano e tutto il Veneto arrivò nel 1866, con la Terza Guerra d’Indipendenza Italiana. Durante questa fase, l’esercito italiano, alleato con la Prussia, combatté contro l’Austria per liberare il Veneto e altre regioni del nord Italia. Sebbene l'Italia subisse diverse sconfitte militari, la vittoria prussiana sulla Prussia spinse l’Austria a cedere il Veneto al Regno d’Italia.
Il 19 ottobre 1866, Bassano e l’intero Veneto furono annessi al Regno d’Italia dopo un plebiscito popolare. Questo segnò l'inizio di una nuova era per la città, che da quel momento fece parte del progetto di unificazione nazionale italiana.


Battaglie sul Grappa


Il Monte Grappa, sito cruciale durante la Prima Guerra Mondiale,
fu un baluardo strategico contro l’avanzata austro-ungarica dopo Caporetto. Difeso dalla 4ª Armata, il massiccio vide la costruzione di imponenti infrastrutture militari, come la Galleria “Vittorio Emanuele”. Decisive furono la Battaglia del Solstizio (giugno 1918) e quella di Vittorio Veneto (ottobre 1918), che portarono alla vittoria italiana. In memoria dei caduti, furono eretti il Sacrario di Cima Grappa e il Tempio Ossario di Bassano. La zona pedemontana, fondamentale per il supporto logistico, ospitò truppe, teleferiche e ospedali da campo, lasciando un segno indelebile nella storia locale.

a cura di
Leonardo Bordignon


Monte Grappa tu sei la mia Patria

“Monte Grappa tu sei la mia Patria” - Con queste parole, attribuite al generale De Bono, inizia la celebre Canzone del Grappa. Dopo la Battaglia d'Arresto del novembre 1917, il Grappa, ultimo ostacolo naturale prima della pianura, rappresentò davvero l'estremo baluardo a difesa della Patria. La responsabilità del settore gravava sulla 4ª Armata, l’ “Armata del Grappa”, agli ordini prima del generale Mario Nicolis di Robilant e poi, dall’aprile 1918, del generale Gaetano Giardino.
Già prima della disfatta di Caporetto il generale Cadorna, che aveva intuito l'importanza strategica del Massiccio, aveva fatto approntare le prime opere difensive, che furono poi rapidamente incrementate sotto l'incalzare degli eventi. In tempi al limite dell’impossibile furono costruite postazioni per artiglierie e mitragliatrici, chilometri di trincee, ricoveri, strade e mulattiere, nonché tutte le infrastrutture per il supporto logistico. Di primaria importanza fu la Galleria “Vittorio Emanuele”, un capolavoro di ingegneria militare che con il suo braccio principale si estendeva per oltre 1,5 chilometri lungo il versante nord di Cima Grappa; da essa partivano diramazioni laterali con cannoniere, postazioni di mitragliatrici, osservatori, depositi e dormitori, per un estensione totale di oltre 5 chilometri, completi di illuminazione e collegamenti telefonici.

Offensiva Austriaca

Il 15 giugno 1918 gli austriaci lanciarono una nuova offensiva, diretta a sfondare la linea del Piave. I nostri comandi, venuti a conoscenza dei piani del nemico, reagirono con una “controperazione anticipata” sull'Altopiano e sul Grappa, facendo un larghissimo ricorso all'artiglieria. Le truppe italiane, in un'epica battaglia, chiamata da D'Annunzio “del Solstizio”, riuscirono ad avere la meglio ed a ricacciare l'avversario oltre il Piave, che da allora assunse un'aura leggendaria e divenne simbolo della riscossa italiana dopo Caporetto.
Nell'ottobre 1918, con la Battaglia di Vittorio Veneto, le truppe italiane passarono all'attacco su tutto il fronte, incontrando inizialmente una dura resistenza sul Grappa e sul Piave. Alla fine dello stesso mese seguì però un improvviso quanto irreversibile crollo di ogni difesa nemica. Le truppe austro-ungariche, stremate dai combattimenti e dalla fame, si disgregarono sotto l’urto italiano e batterono in ritirata, favorendo la nostra travolgente avanzata verso Trento e Trieste. Le ostilità cessarono il 4 novembre 1918.
Per dare degna sepoltura alle migliaia di soldati caduti sul Grappa nell'ultimo anno di guerra, venne realizzato sulla sommità del “Monte Sacro alla Patria” il monumentale Sacrario Militare di Cima Grappa, opera degli architetti Greppi e Castiglioni. Inaugurato nella sua conformazione attuale nel 1935, l'imponente mausoleo ospita i resti di 12.615 soldati italiani e di 10.295 soldati austro-ungarici.
La guerra sul Monte Grappa non coinvolse solo il Massiccio, ma l'intera fascia pedemontana, che divenne zona di retrovia, utilizzata per l’appoggio logistico delle truppe combattenti.

Trasporto viveri

Per assicurare i rifornimenti di viveri, munizioni e materiali, fu realizzato un imponente sistema di trasporto che integrava ferrovie e teleferiche. Sul Massiccio entrarono in funzione ben 80 teleferiche di varia dimensione e portata.
La più potente di queste partiva da Crespano e raggiungeva Malga Ardosetta, coprendo un dislivello di circa 1.000 metri. Un’altra importante teleferica partiva da Valle Santa Felicita e raggiungeva le postazioni di Col Campeggia, a 1.100 metri di quota.

A Bassano e in tutti i paesi del circondario furono inoltre installati centinaia di comandi, uffici, magazzini, officine, alloggi ed accantonamenti per le truppe: i nostri paesi erano pieni di soldati addetti alle retrovie, a cui si aggiungevano quelli che scendevano dalle prime linee per trascorrere il turno di riposo e di riorganizzazione.
Capillare fu la rete di ospedali da campo e di infermerie disseminati nella Pedemontana, collocati in ville padronali, istituti religiosi, scuole, capannoni ed altri ambienti spaziosi atti al ricovero ed alla cura dei soldati. Le salme dei soldati deceduti in questi ospedali furono sepolte nei cimiteri di paese ed al termine del conflitto furono traslate nel monumentale Tempio Ossario di Bassano, inaugurato nel 1934.


Reparti Alpini a Bassano del Grappa


La presenza degli Alpini a Bassano del Grappa iniziò nel 1875 con la caserma “Santa Chiara” e il Battaglione Val Brenta. Durante la Prima Guerra Mondiale, la città divenne un centro strategico per il fronte montano, ospitando truppe e ospedali. Nel dopoguerra, Bassano mantenne il legame con le tradizioni alpine, ospitando vari reparti.
La caserma “Monte Grappa” fu sede di diversi gruppi e scuole
fino alla sua chiusura definitiva nel 2005.

a cura di
Alfeo Guadagnin


Alpini a Bassano

La presenza degli alpini a Bassano risale al 1875 quando una compagnia Distrettuale si acquartierò alla caserma “Santa Chiara”. Si deve attendere il 1882 per avere una più massiccia presenza alpina a Bassano, grazie all’arrivo in città del Battaglione Val Brenta, composto quasi integralmente la militari provenienti dal bassanese e dalla sua pedemontana.
Il Val Brenta rimase a Bassano fino al 1886 quando una ristrutturazione dei Reggimenti e Battaglioni Alpini portò alla sua soppressione per dare vita, a Verona, al Battaglione Bassano che acquisì le compagnie del suo predecessore: 62ª, 63ª e 74ª.
Nel 1887 la caserma “Santa Chiara” venne ampliata ed il reparto che si insediò fu il Bassano.
Questa caserma fu la sede del Battaglione per anni e da questa, partirono alcuni volontari che raggiunsero il I Battaglione Alpini d’Africa comandato dal Maggiore Davide Menini. Gli alpini del Battaglione Bassano furono incorporati nella 4ª compagnia agli ordini del Capitano Pietro Cella e parteciparono alla sanguinosa battaglia di Adua del 1° marzo 1896. Su 950 tra ufficiali, sottufficiali e truppa, si salvarono in 95. Caddero Menini, Cella (che divenne la prima Medaglia d’Oro al valor Militare degli Alpini) e tutti gli alpini che erano partiti da Bassano.
Nel 1898 la caserma “Santa Chiara” cambiò la propria denominazione in “Cimberle-Ferrari”, in ricordo di due giovani ufficiali bassanesi caduti ad Adua, il primo bersagliere ed il secondo fante.
La presenza degli alpini in città non solo continuò ininterrottamente fino allo scoppio della Grande Guerra, ma la “Cimberle-Ferrari” divenne sede del Deposito del 6° Reggimento Alpini e all’interno di quel perimetro riprese vita il Battaglione Val Brenta nel 1915 ed il Sette Comuni nel 1916.
Vista la vicinanza di Bassano dal fronte montano (Altopiano di Asiago e Grappa), la città fu zona di concentramento e passaggio di un’infinità di truppe alpine di tutti i Reggimenti destinati a raggiungere la prima linea. Gli stessi reparti, dopo periodi di duri combattimenti, ritornarono per colmare le perdite e curare i feriti nei numerosi ospedali militari che sorsero a Bassano.

Caserma Monte Grappa

Nel dopoguerra Bassano Veneto, come era chiamata fino al 1928, divenne Bassano del Grappa in riconoscimento dell’impegno dato dalla città alla IV Armata del Grappa del Generale Gaetano Giardino, ed era stata costruita fuori città, una nuova caserma per l’artiglieria che prese il nome di “Monte Grappa”
Al termine del conflitto Bassano perse il suo omonimo Battaglione, destinato al 9° Alpini a Gorizia e la presenza degli alpini fu mantenuta dal Centro di Mobilitazione dello stesso reparto, che mantenne la sede alla caserma “Cimberle-Ferrari”. I coscritti bassanesi, in gran parte destinati agli alpini, si presentarono anno dopo anno in caserma per essere visitati, vestiti, equipaggiati ed accompagnati alla stazione ferroviaria con destinazione Gorizia, mantenendo salda la tradizione che aveva visto i loro nonni, padri e fratelli maggiori fare la naja al Battaglione Bassano.
Nel 1934 proveniente da Milano venne destinata alla “Monte Grappa” la Scuola Allievi Ufficiali di Complemento per le specialità d’arma degli Alpini e dei Bersaglieri. Nel 1937 i bersaglieri lasciarono Bassano per Pola e la Scuola cambiò denominazione in SAUCA (Scuola Allievi Ufficiali di Complemento Alpini). Alla “Monte Grappa” si formarono quei Sottotenenti che andarono a combattere in tutti i fronti: Africa Orientale, Francia, Albania, Montenegro e Bosnia, Russia.
La lista dei giovani ufficiali decorati al valore e caduti in combattimento, in particolare sul fronte orientale è purtroppo lunghissima.
L’8 settembre 1943, in seguito all’Armistizio con gli Alleati, ufficiali e soldati presero la propria decisione in base alle proprie convinzioni, di continuare a combattere con gli Alleati, le forze partigiane o quelle della Repubblica Sociale Italiana. Altri ancora decisero che di guerra ne avevano abbastanza e passarono il resto del conflitto alla macchia.
Il nuovo dopoguerra, analogamente al precedente, vide la città di Bassano privata delle Penne Nere e si dovette attendere il 1953 per vederne il ritorno. Alla “Monte Grappa” si insediò il B.A.R. (Battaglione Addestramento Reclute) della Julia che vide ogni tre mesi l’avvicendarsi di quasi duemila reclute destinate in seguito ad Udine o ai reparti dislocati in Carnia.

Dagli anni 60 ad oggi

Nel 1962 il B.A.R. Julia lasciò Bassano per L’Aquila, ma alla “Monte Grappa” giunse proveniente da Strigno il Gruppo “Pieve di Cadore” appartenente al 6° Reggimento di Artiglieria da Montagna della Brigata Cadore. Nello stesso periodo, proveniente da Paluzza (UD) si insediò in caserma il VII Battaglione Trasmissioni di Corpo d’Armata.
Nel 1976 in seguito ad una importante ristrutturazione dell’Esercito, il Gruppo Pieve di Cadore venne sciolto venendo sostituito alla “Monte Grappa” dal Gruppo Agordo proveniente da Feltre, mentre il VII Battaglione Trasmissioni venne contratto a compagnia assumendo la denominazione di 7ª Compagnia Trasmissioni del IV Corpo d’Armata Alpino, abbandonando il basco per indossare il cappello alpino.
La convivenza dei due reparti durò fino al 1991 coincidente con lo scioglimento del Gruppo Agordo, mentre l’anno seguente la 7ª Compagnia Trasmissioni mutò denominazione in 2ª Compagnia Ponti Radio.
Nel 1992 da Belluno si insediò alla “Monte Grappa” il ricostituito Comando del 6° Reggimento di Artiglieria da Montagna ed il Gruppo Lanzo, provenienti da Belluno.
Ormai i tempi erano cambiati ed il crollo del Muro di Berlino e l’inevitabile disgelo tra i due blocchi occidentale ed orientale, portarono ad una nuova ristrutturazione e a sacrifici eccellenti, tra come la Brigata Cadore (1997) e tutti i suoi reparti, tra i quali il 6° Artiglieria da Montagna ed il Lanzo, già sciolti nel 1995.
Rimase a Bassano la 2ª Compagnia Ponti Radio destinata allo scioglimento che avverrà nel 1999. nella gloriosa caserma di Viale Venezia rimase un plotone con il compito di mantenere pulita ed in ordine la struttura.
Per un breve periodo la 64ª compagnia del Battaglione Feltre del 7° Alpini venne assegnata a Bassano, ma fu un fuoco di paglia e la compagine fece ritorno in sede.
Malgrado la speranza di poter avere un reparto organico importante, degno della migliore tradizione alpina di Bassano, i cittadini rimasero ampiamente delusi e la caserma “Monte Grappa” chiuse definitivamente nel 2005.

Foto Territorio



    LogoBassanoComune di Bassano del Gr.

    LogoAnaAssociazione Naz. Alpini

    Museo ANA Montegrappa
    Via Angarano, 2
    36061 Bassano del Grappa (VI)
    +39 0424 503 650
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    Sezione ANA Montegrappa

    Orari
    martedì - domenica: 9.00-20.00
    con accesso dal bar sovrastante

    Biglietto di ingresso
    €. 3,00 Intero

     

    È necessario che ogni visitatore arrivi al museo dotato del proprio auricolare personale. Il museo comunque provvederà a fornire di un auricolare monouso cablato con Jack 3.5mm, già igienizzato in bustina chiusa.